
E dietro la porticina numero 6 del Calendario dell'Avvento c'è...
un caffè
Come quello che sto bevendo ora.
Sebbene da più di un anno sia esodata dal lavoro, ho conservato la "pausa caffè".
E' una abitudine che mi è entrata nel DNA durante quasi 35 anni di lavoro.
Appena alzata, come sempre, faccio colazione.
Orzo o tè, con pane, o fette biscottate, o frollini, con marmellata o miele, e poi, verso le 10,30, il caffè.
Io lo ADORO e ne prenderei moltissime tazzine, ma devo limitarle, per cui le ho ridotte a tre: metà mattina, dopo pranzo e metà pomeriggio.
Quando lavoravo, se c'era la macchinetta in ufficio, andavo due o tre minuti nell'angolino dove era stata messa, in genere archivio, stanzini di servizio, tra gli scaffali, e bevevo questo mesto caffè solitario, e per quei pochi minuti pensavo a me, ai fatti miei, e poi tornavo al lavoro.
Sentivo che comunque avevo "staccato".
Se si era sprovvisti di macchinetta, si andava al bar.
Anche qui di corsa, perchè, facendo la cassa, non mi potevo allontanare per molto tempo.
A volte, uscendo, incrociavo un cliente che entrava e mi chiedeva: "Sta via molto?".
Il messaggio era chiaro: fai veloce.
Infatti i baristi che ho incontrato negli anni, ormai mi conoscevano e mentre ero ancora con la mano sulla porta mi avevano già messo in macchina un caffè, o mi davano quello appena fatto per un altro cliente che aveva più tempo.
Se quello protestava era il barista stesso che diceva che ero di fretta e dovevo tornare al lavoro.
Ora è diverso, tempi diversi.
Se sono in giro, vado in un bar e mi siedo, assaporo la mia tazzina e mi guardo attorno.
Capisco subito chi è in pausa caffè.
Gesti veloci: il caffè non è ancora preparato e già si è pagato e aperto la bustina dello zucchero.
Anche a casa mi godo il caffè di metà mattina.
Lo prendo con una puntina di zucchero, e faccio zuppetta con un frollino.
Così la beatitudine è raggiunta.
Buona giornata e... Buona vita !!!
















